19 novembre 2009
Male in cuore - scritta il 22 giugno 1995

Potessi esser la tua ombra,
mia dolce bambina,
ti seguirei ovunque,
non per costrizione.
Non sai come felice sarei
di viver eternamente al tuo fianco.
Se tu non fossi di un altro,
potrei esser la luce
a illuminarti la strada
e non un'ombra,
a tormentarti il cuore.
Potrei con la mia mano
accarezzarti il viso,
scivolar giù sul collo.
Tremare e sentirti tremare,
al tocco della tua vellutata pelle.
Stringere forte le tue mani,
quelle tue piccolissime
e delicate mani.
Guardarti negli occhi e baciarti.
Baciare si, dapprima il tuo nasino,
poi sfiorarti la guancia
e lentamente avvolger le tue labbra.
Cosa farei di quel ciuffo
che ti copre la fronte?
Probabilmente gli direi:
"Non interporti fra me e lei,
non esser geloso.
A lei appartieni
come d'altronde anch'io.
Come tu l'ami, anch'io l'amo."
E son sicuro che
se tu non fossi di un altro,
quel ciuffo tanto mi ringrazierebbe
per l'amore che regalo.
Ma così non è;
il ciuffo lo sa e anch'io lo so.
"Dimentica i tuoi affanni" m'ha suggerito.
"Le labbra tue comandale a un altro ciuffo,
giacché questo cuore te non aspetta,
ma vola via da un altro in tutta fretta."
A queste sue parole cosa faccio?
Perduto che m'abbia,
a ritrovar la strada provo.
Ma non vi riesco in nessun modo.
E prigioniero resto di una foto
che uscita senza uscita
è pel mio sguardo.
Se tu non fossi di un altro,
in quella foto non vedrei la mia disfatta.
Quel ciuffo maledetto,
bagnato dalle lacrime mie cadute,
non l'odierei com'ora
ché amarlo di più non so.
Quell'ombra che è dietro il tuo faccino
strazio di gelosia non mi procurerebbe.
Non bacerei quest'immagine
nuda di movimento,
spoglia di sentimento;
se il sentimento fosse per me,
non per un altro.
Cosa vuoi che ti dica,
mia dolce bambina.
Ad acquetar le lacrime
non basta il tuo ricordo;
quando sorridi e mi chiami "amico mio".
Se spero di toccare il cielo,
salendo su di un monte altissimo;
se raccolgo un cumuletto di fango
non più alto di un palmo di mano;
salendoci su, ho solo da guardare il cielo
e ripetermi: "non ci arrivo".
E' triste il rassegnarsi,
ammetter la sconfitta.
Bambina mia di un altro,
posso solo andar via.
Mi perdo nelle ombre,
illumino una foto.
In quei delineati quattro bordi,
chiudo e nascondo tutto ciò che ho amato.
Bambina mia dolce,
se tu non fossi di un altro,
direi che ti amo.
Cuoricino mio,
tu appartieni a un altro.
Il poeta maledetto
09:30
Scritto da : morris_garage
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18 novembre 2009
La promessa - scritta il 17 giugno 1995

Non per scherzo scrivo qui tra queste righe.
Ma a ricordare sto di una bambina dolce e piccola,
che tanto m'allietò in un dì di festa.
A ricordare sto di una promessa che le feci,
ma non per quel motivo scrivo adesso.
Mi raccontò di un posto splendido di sole e pace;
di un paradiso tutto suo, dove nascondere se stessa.
Una luce così intensa e soave
brillò nei suoi profondi occhi,
quando parlando mi si rivolse,
che subito me ne innamorai.
Qual desiderio mi preme in cuor
di correr sulla spiaggia di quel luogo;
di ritrovare lei, soltanto lei.
Per dimostrare a quella bimba
che non ho dimenticato.
E con un bacio suggellar la mia promessa.
Il poeta maledetto
09:30
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17 novembre 2009
Io e te - scritta il 10 giugno 1995

Fluttuanti nell'aria afosa
di un dì di mezz'estate;
accompagnati dalla melodia delle onde
che sugli scogli vanno a riposare.
Insieme, nel silenzio del regno del sole:
io e te, due foglie rapite dal vento.
Il poeta maledetto
09:30
Scritto da : morris_garage
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16 novembre 2009
Dei tuoi occhi - scritta il 9 giugno 1995

Cos'è quella luce ch'è nei tuoi occhi?
Perché in questo silenzio fra te e me,
seduti su questa panchina,
sento il mio cuore
sussurrare il tuo nome?
Cos'è quella luce ch'è nei tuoi occhi
che offusca la luce di queste mille stelle
che su di noi respirano piano?
Un battito più forte
e il tuo nome è già sulle mie labbra.
Poi va lontano, portato via dal vento.
Ma ho bisogno ancora del tuo nome,
ho bisogno del tuo cuore
sulle mie labbra lasciate vuote.
Di quella luce ch'è nei tuoi occhi.
Di baciarti nel silenzio ch'è fra te e me,
seduti su questa panchina,
in una notte di mille stelle
che su di noi respirano piano.
Il poeta maledetto
09:30
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15 novembre 2009
Universo Infinito - scritta il 7 giugno 1995

Di stelle sei gonfio
Universo Infinito.
In ogni tuo luogo
v'è luce d'immenso.
Ascolta un momento
me che non sono niente.
Tu che in un attimo
dai vita a galassie,
eterne nebulose,
meravigliose costellazioni;
regalami una stella.
Di modo ch'io possa
nasconderla in un cassetto.
Tenerla sotto il cuscino,
sognarla e baciarla,
darle il nome
della ragazza che amo.
Il poeta maledetto
09:30
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14 novembre 2009
La Paura - scritta il 7 giugno 1995

Un rumore improvviso
un istante
poi tutto scompare.
Un minuto, un rumore.
Il cuore mi batte
più forte di un tuono
più veloce di un lampo.
Mi giro di scatto,
il viso stravolto.
E' soltanto caduta una sedia.
Ve n'è ancora l'ombra in terra.
Il rumore è passato:
è soltanto un ricordo.
Però che paura
in quell'istante già vuoto.
Il poeta maledetto
09:30
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13 novembre 2009
L'albero - scritta il 4 giugno 1995

Un albero senza foglie
è sempre un albero.
Ma nessun passero vi si riposa,
né tantomeno vi pone il nido.
Il vento soffia una melodia di pace,
ma per quell'albero è un leggero tocco.
Solo un ricordar cos'è che non ha.
I rami di quell'albero son bagnati.
Chiamala come vuoi:
rugiada, pioggia, resina.
Quell'albero piange.
Giuro che le sue perdute foglie
Ei piange.
Un cuore senza amore
è sempre un cuore.
Ma nessuna gioia vi si distende,
né tantomeno vi è sentimento.
Un cuore senza il tuo amore,
è un albero senza foglie.
Aspetta che un bocciolo rinasca su un ramo
e che il vento soffi una melodia d'amore:
il tuo.
Il poeta maledetto
09:30
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12 novembre 2009
Ale - scritta il 20 maggio 1995

Qual rugiada di stelle,
il tuo profumo sulle mie palpebre chiuse.
Il tuo respiro dolce,
caldo sulle mie mani.
Il tuo viso nascosto sul mio petto.
I tuoi sogni me li porto via.
Li rubo tutti e scappo via.
Ma prima, lasciati guardare un pò.
Che meravigliose labbra hai.
Scappo via adesso,
o non lo faccio più.
Però prima ti rubo un bacio.
Uno solo!
Giuro che sto attento,
non ti sveglio.
Eccolo, un attimo.
Che dolcezza.
Tu sussulti,
ti giri verso di me,
sussurri: "Hai detto qualcosa?"
Ed io: "No. Dormi, che è ancora notte."
Ti rigiri, sorridi.
Il segreto è mio e tuo.
Il poeta maledetto
15:07
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26 ottobre 2009
Inno alla luna - scritta il 15 maggio 1995

In quest'or tarda della notte, luna,
la tua argentata veste
distendi leggera sul mar,
che brontolando in delicate onde, dorme.
Tutto è silente, oh luna.
Anche tu, alta lassù in cielo.
Appresti al nostro tatto
soltanto il tuo riflesso.
Lontana stai, eppur così vicina sembri.
Luna, regina misteriosa di ciò ch'è oscuro;
si dice che tra i tanti tuoi crateri
il senno degli umani custodisci.
Ma allor perché guardando il tuo splendor
divento matto?
Quel manto tuo argentato mi simiglia
a un fiume di capelli di una donna.
Di quella donna, oh luna, che col sorriso,
rubò la vita mia, il mio destino.
Ed ora canto a te questo mio inno,
cercando in te ciò che quella donna mi prese.
Luna, più ti guardo e più mi accorgo
che sorridi come sorrideva lei.
Avvolgimi con le tue vesti argentee,
fammi dimenticar di lei.
No! Luna.
Avvolgimi come faceva lei.
Si! Non so dimenticar, non voglio.
Resto a cantar la tua magnificenza.
Col mio inno alla luna,
col mio inno a lei.
Il poeta maledetto
10:00
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25 ottobre 2009
Sogno di un poeta - scritta il 10 maggio 1995

Un giorno s'improvvisò poeta.
Si chiuse nella sua stanza,
e non volle più uscire.
Liberò il tavolo da tutte le cianfrusaglie,
lasciando solo un foglio di carta
e una penna per poter scrivere.
Aspettava che l'ispirazione arrivasse
e guardava attentamente le righe del foglio;
quelle righe bianche che lui avrebbe riempito.
Le guardò e le riguardò.
Girò il foglio, un poco lo piegò, poi lo rigirò.
Tornò a guardare le righe.
Le guardò così attentamente,
che alla fine s'addormentò.
La penna ch'era sul tavolo
cominciò a perdere inchiostro.
Goccia dopo goccia scivolò giù dal bordo
e cadde in terra.
L'inchiostro continuava ad uscire,
non finiva più.
Si trasformò in acqua,
e la penna divenne una fonte.
Si svegliò il poeta,
che l'acqua già gli toccava le ginocchia.
Fu preso dal panico,
cercò di fuggire,
ma la porta era chiusa a chiave.
L'acqua saliva e la porta non s'apriva.
Gridò, si lamentò, cominciò a piangere;
tutto fu inutile.
Quando l'acqua gli arrivò alla gola,
lui temette d'affogare,
e perse i sensi.
Quando aprì gli occhi,
si ritrovò in fondo al mare.
Incredibile! Era vivo!
Riusciva anche a respirare.
Una corrente lo trascinò lontano.
Con un vortice lo depose,
alle porte di un castello sommerso.
Bussò. La porta si aprì. Entrò.
Gli fece strada un cavalluccio marino,
che attraverso un lungo corridoio,
in una gran sala lo portò.
C'era una conchiglia gigantesca,
l'imperatore di quel castello.
D'improvviso parlò: "Cosa vuoi?"
Il poeta rispose:
"Nulla. Ero nella mia stanza
a cercar l'ispirazione,
in un attimo s'è riempita d'acqua
e mi son trovato qui."
La conchiglia di nuovo:
"Se tu vedi questo castello,
se tu senti la mia voce,
hai trovato quel che cercavi.
Ora vai, che il sogno finisce."
Una luce improvvisa
squarcia il tetto della sala.
Trascina in alto il poeta.
Lui chiude gli occhi, s'addormenta.
Si risveglia sul tavolo della sua stanza.
La penna vuota, senza inchiostro;
le righe del foglio piene di parole.
La magia di quelle parole
parla di un sogno.
Un sogno nato da un sogno;
un attimo vissuto in eterno.
La vita è un attimo di sogno,
la poesia è sapere che stai sognando.
Adesso la mia penna è vuota,
senza inchiostro.
Le righe di questo foglio
sono piene di parole.
La magia di queste parole
parla di un mio sogno.
Un sogno nato da un sogno.
In un attimo.
Perché un poeta non nasce in un attimo.
Una poesia, si.
Il poeta maledetto
10:00
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24 ottobre 2009
Il gioco - scritta il 5 maggio 1995

Dai che t'insegno qualcosa di nuovo.
Una cosa che non conosci ancora
e che sicuramente ti piacerà.
Fai tre passi, uno a destra, due avanti.
Dì una parola che te l'indovino.
Non ci credi?
Prova!
Coraggio! Tre passi.
Uno a destra, brava.
Due avanti, bene così.
La parola adesso.
Pensa.
Hai pensato?
La parola è...
Cosa? Ho sbagliato?
Allora riprovo...
Ho sbagliato ancora?
T'insegno un'altra cosa.
Fai tre passi, uno a destra, due avanti.
Dì una parola che non te l'indovino.
Non ci credi?
Prova!
Coraggio! Tre passi.
Uno a destra, brava.
Due avanti, bene così.
La parola adesso.
Pensa.
Hai pensato?
La parola è...
Cosa? Ho sbagliato?
Allora ho vinto.
Il gioco è finito.
Il poeta maledetto
10:00
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23 ottobre 2009
L'orsa maggiore - scritta il 2 maggio 1995

Eravamo due bambini che giocavano insieme.
Ricordo che rincorrevo i tuoi lunghissimi capelli.
Tu sorridevi e non ti fermavi mai,
ma io ero più veloce di te.
Avrei potuto bloccarti in un attimo,
ma era così bello vederti correre e sorridere.
Io avevo nove anni, tu cinque;
e seduti sugli scogli,
ci promettevamo già un futuro insieme.
Il tempo cambia il mondo, le persone.
E anche se esse non vogliono,
non possono opporsi.
Ma noi,
noi eravamo diversi.
Dopo dieci anni eravamo ancora li,
a quel cannocchiale rotto
per cercare di vedere l'orsa maggiore.
Tu dicevi: "non trovo la stella polare";
ed i capelli ti coprivano il viso.
Io ti guardavo
con la passione di chi ama davvero
e ti dicevo: "L'ho trovata."
E tu: "Dov'è? Dov'è?"
"E' qui. Sei tu la stella più bella."
Allora abbandonavi la scoperta del cielo,
e mi abbracciavi forte.
Premevi il tuo nasino sul mio viso.
Ti dicevo: "Sei tu la mia stella".
Poi, nel buio, il bacio.
Il tempo cambia le persone nel profondo.
Ma noi cambiavamo il tempo;
eravamo più forti di lui.
All'apparir del giorno
venivo a prenderti a casa.
T'affacciavi sbadigliando,
con i capelli scompigliati.
Dicevi: "Un attimo. Mi preparo e sono da te."
Ti aspettavo
scorticando il fusto di una mimosa
con un coltello che tu m'avevi regalato.
Ci mettevi sempre tanto tempo.
Ma dopo tanto tempo com'era dolce vederti.
Sulla soglia della porta,
le mani ai fianchi,
sembravi una principessa.
Mi prendevi in giro, dicevi:
"Allora! Ti muovi?"
Io ti guardavo, sorridevo,
e rincorrevo i tuoi lunghissimi capelli.
Tu sorridevi e non ti fermavi mai,
ma io ero più veloce di te.
E proprio come tredici anni prima,
finiva sugli scogli.
Questa volta a fare l'amore.
All'apparir di ogni giorno
venivo a prenderti a casa.
Ma una volta non t'affacciasti.
Le finestre, le porte;
tutto chiuso, tutto buio.
Quanti giorni ho aspettato
sotto quella finestra.
Ho consumato la corteccia della mimosa
e nello stesso tempo ho consumato
anche quella del mio cuore.
Mai più il cannocchiale
ha guardato l'orsa maggiore;
mai più la scogliera
ha udito lusinghe e promesse;
mai più la mimosa è fiorita.
Sono passati otto anni da quando sei sparita.
Ho continuato a volte, a venire sotto casa tua.
La speranza è l'ultima a morire.
Oltre al dolore.
Un giorno di ho rivista.
Stavo camminando per il corso,
una stradina stretta,
con filari d'alberi sui due lati.
D'incontro mi veniva
camminando in senso opposto,
una donna con una carrozzina.
Vi passo vicino, proseguo.
Mi fermo a riflettere:
la conosco, anzi, la riconosco.
Torno indietro, mi paro innanzi a lei.
Le dico: "Tu?"
"Io." Mi risponde abbassando gli occhi
al bimbo che porta a spasso.
Continua a camminare.
Va via.
Vado a piangere alla scogliera.
Perché? Perché è così? Perché lei?
Resto lì tutto il giorno, e la notte.
Seduto su uno scoglio
con gli occhi fissi sui pugni chiusi.
Poi due mani m'accarezzano le spalle.
Mi volto.
"Tu?"
"Io." Mi risponde.
"Ma..."
"Non dire nulla." M'interrompe.
Mi stringe forte, la bacio.
"No! Sono sposata!"
La bacio ancora.
"No! Ho un bambino!"
Le dico: "Principessa."
E la bacio ancora.
Lei piange.
Mi risponde:
"Il tempo cambia il mondo, le persone.
E anche se esse non vogliono,
non possono opporsi."
La stringo più forte a me. Le dico:
"No! Stanotte no, amore mio.
Cambiamo il tempo.
Stanotte siam più forti noi.
Vedi l'orsa maggiore?
Stanotte è la stessa di tanti anni fa.
Essa è complice di tante nostre promesse,
adesso ce le viene a ricordare."
"Non mi tiro indietro!" Risponde.
"Questa notte è nostra."
Sulla riva del mare, facciamo l'amore.
Per tutta la notte.
Mi sveglio al mattino, che lei non c'è.
Corro a casa sua.
Le finestre, le porte;
tutto chiuso, tutto buio.
La mimosa è fiorita.
Sto un pò a guardarla e rifletto:
il tempo non cambia il mondo,
né tantomeno le persone.
Sono loro che cambiano il tempo
con sogni e desideri.
Spesso non si realizzano,
e diventano ricordi.
Ma a volte si realizzano,
s'animano in una notte.
Poi perdono colore e profumo,
diventano ricordi.
Il poeta maledetto
10:00
Scritto da : morris_garage
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22 ottobre 2009
Fotografia - scritta il 30 aprile 1995

Un respiro profondo, un sospiro.
Il mare calmo, il sole rosso,
che va a sparire in quelle onde al tramonto.
A volte ho pensato di essere un sasso:
non provare emozioni;
non guardare;
non sentire;
non parlare;
non amare.
Seduto sulla riva
ad ascoltare il canto del mare
e il respiro delle stelle.
Ma sarebbe vita quella?
Raccolgo un sasso, uno qualunque,
forse reincarnazione di uno come me.
Lo scaglio contro il sole,
ma è troppo lontano.
Non lo colpisce e cade giù,
in fondo al mare.
Fuggo via,
come le rondini al primo filo di vento.
Davanti a me c'è una stradina in salita
che porta in cima a una montagna.
Corro veloce, non vedo dove vado.
I miei occhi sono ombrati
e le mie lacrime
bagnano la polvere della stradina.
Non so per quanto ho corso.
So solo che il cielo si è fatto buio,
che sono stanco.
Mi siedo, guardo in alto.
I grilli cantano,
una stella cade giù e sparisce.
Un desiderio. Ho da esprimere un desiderio:
"Quanto vorrei tu fossi qui, con me."
Quanto vorrei stringerti tra le braccia
e sospirare:
"Non saremo più distanti."
Ma è inutile.
Sono solo, fermo come un sasso,
sotto un cielo così gremito di stelle,
sotto un cielo così buio e vuoto.
Nasce un nuovo giorno,
con il tepore del primo raggio di sole
che m'illumina il cuore.
Abbandono la cima della montagna,
perdendomi giù per la stradina.
C'è un pittore più avanti.
Con i pennelli, i colori e una tela.
Cosa dipinge?
Mi avvicino, e i colori prendono forma.
E' un viso.
Un dolcissimo viso che conosco.
Una donna bellissima, forse un angelo.
Il pittore si ferma un attimo,
si rivolge a me:
"Ti piace?"
"Si. E' un sogno!"
"Hai ragione... E' proprio un sogno."
Sparisce la tela;
sparisce il pittore;
sparisce la stradina;
sparisce tutto dai miei occhi.
Il viso appoggiato sul cuscino.
Lo scosto via, è tardi.
E ritrovo la tela.
L'angelo bellissimo:
una tua fotografia.
Me la stringo forte al petto.
"Quanto vorrei tu fossi qui, con me."
A volte ho pensato di essere un sasso:
non provare emozioni;
non guardare;
non sentire;
non parlare;
non amare.
Seduto sulla riva
ad ascoltare il canto del mare
e il respiro delle stelle.
Ma sarebbe vita quella?
Cosa varrebbe un sasso
se non potesse provare emozioni?
Se non potesse guardare
il tuo meraviglioso viso?
Se non potesse sentire
la tua dolce voce?
Se non potesse parlare
e dirti che tutto sarebbe nulla,
se non potesse amare
il tuo splendido sorriso?
Chissà cosa sarebbe quel sasso
senza la luce ch'è
nella tua fotografia,
quella stessa luce che da tempo
illumina la vita mia.
Il poeta maledetto
17:19
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21 ottobre 2009
La fonte - scritta il 21 aprile 1995

Andava galoppando su di uno splendido cavallo bianco,
un giovane principe.
La sua corazza d'oro perse l'elmo,
quando dalla finestra di un castello
s'affacciò una dolcissima principessa.
Le bionde chiome sparse al vento,
confuse a quelle di lui;
che arrampicatosi sulle mura di quel castello,
era già lì, accanto a lei;
mentre le loro labbra si avvicinavano e allontanavano
in un tenero gioco d'amore.
Poco distante, una piccola strega guardava invidiosa,
e moriva di gelosia per quel principe,
che le aveva già stregato il cuore.
Seguì il principe che andò via
galoppando sul suo splendido cavallo bianco.
Quand'egli si fermò alla fonte per rinfrescarsi un pò,
lei lo raggiunse.
"Se non sei mio, non sarai di nessun'altra!"
Gridò la strega incattivita dall'odio;
e in un attimo, tra fulmini e saette,
il giovane principe fu tramutato in rospo.
Tra risa infami, la strega sparì nel bosco.
Affacciata alla finestra del castello,
biondechiome perdeva lo sguardo all'orizzonte.
Ma il suo principe non arrivava.
Lo aspettò, ed aspettò ancora.
Ma il suo bel principe non arrivava.
Pensò allora ch'egli l'avesse dimenticata,
o forse abbandonata.
E presa dalla disperazione,
decise di andare alla fonte per ammazzarsi.
Arrivò lì che piangeva,
e mentre stava per compier quel folle gesto,
le si parò innanzi un rugoso rospo.
Quegli occhietti tristi che aveva,
volevano dirle: "Non farlo!"
Lei se lo portò al viso.
Irresistibile fu la voglia di baciarlo.
E mentre le labbra morbide e calde di lei
stavan per toccare la pelle rugosa del rospo,
uscì gridando da un cespuglio la strega.
"No! Non baciarlo! Non farlo!"
Troppo tardi.
In un attimo, tra fulmini e saette,
la dolcissima principessa fu tramutata in rospo.
Fuggirono insieme nella fresca acqua della fonte.
E la strega, disperata per il dolore,
sparì nel bosco e non fece più ritorno.
Per ogni lacrima che quella strega ha versato,
nell'acqua della fonte, un girino in più è nato.
Il poeta maledetto
09:30
Scritto da : morris_garage
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20 ottobre 2009
29 Aprile '94 - scritta il 21 aprile 1995

In quel dì, una linea d'inchiostro
è nata da una penna e una mano.
Ha viaggiato per monti, per mari.
Ha attraversato le strade di città:
sorridendo agli innamorati,
abbracciati ai bordi dei marciapiedi;
saltellando con i cani, i gatti, i ratti;
sbocciando insieme ai fiori,
appassendo con loro;
ma senza mai fermarsi.
Ne ha buttate giù di barriere.
Con la forza del tuono
e la dolcezza dell'aurora.
Ha lasciato il segno in tanti cuori,
quante sono le pagine di quaderno
che ha riempito.
Son trecentosessantacinque giorni
che ha viaggiato.
Trecentosessantacinque giorni
di gioia e dolore,
piacere e sofferenza,
odio e amore,
morte e vita,
sentimento, voluttà, noia,
sicurezza, incertezza, perplessità.
Nonostante ciò,
il viaggio di questa linea d'inchiostro,
è appena iniziato.
E non finisce certo con questo capoverso,
ma continua il suo deciso e lento passo,
in un altro cuore,
in un altro giorno,
in un'altra pagina di quaderno.
Il poeta maledetto
09:30
Scritto da : morris_garage
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| Tag: poesia, poesia maledetta, poeta maledetto, 29, aprile, 94, inchiostro, penna, mano, monti | OKNOtizie |
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